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Porto di Mazara, dragaggio in stallo: monta la protesta

(Sabato 10 Giugno 2017)
Mazara - Il dragaggio del porto canale di Mazara non decolla. Sono trascorsi 156 giorni della campagna promossa dal Giornale di Sicilia “per salvare il porto di Mazara” ed ora monta la protesta della marineria. Il Coordinamento della filiera ittica, che raggruppa una serie di associazioni ed enti, è pronta a sbarcare a Palermo ed occupare l’assessorato territorio e ambiente.

Armatori, marittimi e commercianti del pesce schiumano rabbia e chiedono «quando inizieranno i lavori di escavazione». Non vogliono esser più presi in giro e chiedono tempi certi. Reclamano il diritto al lavoro «e non ci interessa – dicono – se ci sono persone che mettono il bastone tra le ruote. La regione deve risolvere il problema e dare delle risposte sui tempi di attuazione». “Noi abbiamo diritto ad entrare ed uscire dal porto senza che i pescherecci restino bloccati, come succede spesso” dice il presidente della Confederazione Imprese Pesca di Mazara, Domenico Asaro. Il problema rimane legato al deposito dei materiali prelevati, individuato nella colmata B per la quale si continua a dibattere e polemizzare. Il vice sindaco ed assessore ai lavori pubblici del comune di Mazara, Silvano Bonanno, assicura “che in data 13 maggio scorso gli uffici comunali che curano la procedura, hanno inviato all’ISPRA la valutazione di incidenza ambientale ed abbiamo chiesto all’Istituto – continua l’assessore - una risposta entro dieci giorni che ancora non è arrivata. La valutazione di incidenza ambientale è stata inviata anche al ministero e al Dipartimento regionale per l’ambiente nello scorso mese di aprile ed è stata sottoscritta da una commissione consultiva comunale di cui hanno fatto parte l’ingegnere ambientale Giuseppe Marrone, il fisico Salvatore Romano ed il chimico Federico Messina. La commissione, esaminato lo studio del funzionario regionale dottore Antonino La Mantia, ha espresso parere positivo, comprese le condizioni poste dallo studio e cioè che gli sversamenti dei fanghi nella colmata B possono coesistere con la nidificazione di uccelli rari ma ha scritto anche che occorre recintare tutta l’area, dieci ettari, che avrebbe però un costo esorbitante. L’ISPRA non ha risposto al comune ma ha risposto al Ministero, all’assessorato territorio e ambiente ed in particolare alla dottoressa Barresi ed ha risposto anche a “FareAmbiente”, movimento ecologista europeo. L’Ispra conferma il giudizio espresso, “con precedente parere del 31/10/2011, relativo al sito in oggetto. A titolo di aggiornamento – scrive Nicola Baccetti, responsabile ISPRA dell`area per l`epidemiologia, l`ecologia e la gestione della fauna stanziale e degli habitat – per l`ultimo quinquennio, è stata allegata una tabella riassuntiva dei risultati dei censimenti invernali coordinati dall’Istituto, sulla quale i valori registrati nel sito della Tonnarella sono stati messi a confronto con l`attigua zona protetta di Capo Feto, afferente al comprensorio Ramsar”. Per l’Ispra, in sostanza, “molte specie di uccelli nella zona umida salmastra trovano condizioni idonee per la sosta , l’alimentazione e la nidificazione, anche grazie all’elevata produttività che contraddistingue questo tipo di ecosistemi”. FarAmbiente rileva in una nota che “La Mantia ha asserito che il progetto di scarico dei fanghi è in linea con lo strumento urbanistico e con il Piano Paesaggistico ma nella recente approvazione del PUDM (Piano Utilizzo del Demanio Marittimo) l’area della colmata, sotto il profilo paesaggistico, risulta vincolata mentre nel Piano regolatore, approvato dalla regione nel 2003, l’area della colmata è stata stralciata e rimandata per la proposizione alla redazione di un nuovo Piano regolatore del porto, visto che quello vigente risale agli anni ‘70”. Sempre a proposito della colmata B, l’SPRA nel 2011 scriveva: “L’Istituto ritiene che la zona umida in oggetto meriti di essere scrupolosamente conservata e gestita. In questo contesto, la gestione potrebbe favorire la funzione di area nursery per il ripopolamento ittico, propria di tutte le lagune costiere”. Ieri, qualche voce fuori dal coro poneva un interrogativo: “ma se ci sono tutte queste difficoltà per depositare i fanghi in colmata, perché non si scelgono delle cave che esistono sul territorio per depositare tutti i materiali provenienti dal dragaggio?” Una voce, una provocazione, una proposta che potrebbe risolvere il problema anche se i tempi si allungherebbero di molto, tra selezionare le cave, finanziamenti ed autorizzazioni varie. La marineria però non vuole perdere altro tempo e minaccia di esplodere.

[Fonte: gds.it - Salvatore Giacalone]

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