Le origini di questa chiesa risalgono al XIV secolo: intorno al 1319, infatti, la sua prima collocazione era presso l’ipogeo di San Bartolomeo, in località Miragliano, sulla sponda destra del fiume Mazaro. Nel 1431, i confrati decisero di costruire un nuovo edificio all'interno delle mura cittadine, tra la Chiesa di Maria Santissima Annunziata (oggi conosciuta come Chiesa del Carmine, attuale Aula consigliare) e il convento dei Padri Carmelitani. Fu solo nel maggio del 1601 che l’allora vescovo Luciano De Rubeis pose la prima pietra dell’attuale chiesa nel cosiddetto "piano dei Sansoni", segnando l’inizio di una nuova fase per questo luogo di culto.
La facciata dell’edificio è semplice ma elegante. Il portone d’ingresso è incorniciato da modanature in tufo e sovrastato da una caratteristica finestra tripartita da colonnine. Il prospetto si conclude con una fascia in pietra arricchita da metope e triglifi, sormontata da un piccolo frontone triangolare, liscio e leggermente arretrato. Sulla destra si erge un piccolo campanile a vela, discreto ma distintivo.
L’interno, a pianta basilicale con tre navate, colpisce per la sobria maestosità: gli archi a tutto sesto sono sostenuti da robusti pilastri in tufo, mentre la navata centrale è coperta da una volta a botte che conferisce slancio verticale allo spazio sacro.
Sotto il pavimento della chiesa si nasconde un altro tesoro: un sistema di cripte, alcune destinate alle sepolture delle famiglie nobili, altre usate in passato come ossari pubblici. Un patrimonio invisibile che racconta storie di fede, dolore e appartenenza.
Oggi, la Chiesa di San Bartolomeo è chiusa, come purtroppo molti altri edifici religiosi presenti sul territorio. Un’occasione mancata per valorizzare la storia della città e offrire nuove opportunità culturali e turistiche. Con un adeguato progetto di recupero e promozione, Mazara del Vallo potrebbe trasformare questi luoghi di culto in un vero e proprio museo diffuso, accessibile a cittadini e turisti, capace di raccontare secoli di arte, fede e tradizione.
Un sogno che molti condividono, e che potrebbe finalmente restituire a San Bartolomeo e ad altre chiese dimenticate la dignità e la centralità che meritano.