L’interno, a navata unica, custodisce i simulacri di San Vito e dei suoi compagni – Modesto e Crescenza – oltre ad affreschi e dipinti risalenti al XVI secolo. Un’antica porticina celata sotto l’altare conduce a un pozzo, a testimonianza delle stratificazioni storiche del luogo.
Nonostante la sua elegante discrezione, la chiesa è chiusa da diversi anni a causa del distacco degli intonaci e di gravi crepe strutturali. L’intero sito è oggi recintato con pannelli provvisori.
Da qui partiva, tra le albe più antiche della Sicilia, la celebre processione notturna: la statua argentea del Santo, issata su un carro trionfale, veniva trainata a braccia dai pescatori, attraversando la città tra fiaccole e fuochi d’artificio. Un momento centrale del “Lu fistinu di Santu Vitu”, tra le più sentite celebrazioni estive della città.
La chiusura forzata e il progressivo degrado rischiano di far spegnere la voce di un autentico frammento dell’anima mazarese. Restaurare la Chiesa di San Vito in Urbe significherebbe non solo preservare memorie architettoniche e artistiche, ma anche restituire un fulcro vitale alla devozione e all’identità della comunità.
La speranza? Che le istituzioni – insieme alla cittadinanza – agiscano con urgenza. La Chiesa di San Vito in Urbe è una piccola, grande testimonianza del patrimonio culturale e religioso di Mazara del Vallo. Il restauro non è solo una necessità architettonica, ma un atto di cura verso la fede, le tradizioni e la memoria collettiva di una comunità che, in quel luogo, ha sempre ritrovato se stessa.
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