Mazara. Il cinghiale simbolo di una riserva naturale. (Seconda Puntata)

(Giovedì 13 Settembre 2018)
Il sacco del Preola e dei costoni circostanti, compresi quelli dei Gorghi Tondi, in un certo qual senso fu tamponato, grazie al processo tenutosi presso l’ex Pretura di Mazara e la trasmissione
degli atti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Marsala. La località Agnuni però, una volta sotterrata, dallo stesso titolare delle ruspe che avevano demolito i costoni, fu impiantata a vigneto a tendone. Ciononostante si continuò a fare propaganda circa il buono stato di conservazione della zona umida, natura intatta o incontaminata da preservare, tanto che la Regione, nel 1998, non potè fare a meno di riconoscerla “Riserva Naturale Integrale”, una delle poche dato che la maggioranza sono riserve orientate. Nelle zone A delle riserve integrali è ammessa con il permesso del gestore, di solito, la sola attività di ricerca scientifica. Un vero controsenso visto che l’area, in seguito al ventennio di siccità e al prosciugamento contemporaneo del Preola e del Murana (chi ha scritto che era a secco da decine di anni o sconosceva la zona o voleva confondere le idee), è stata vitata a tappeto sin sulle sponde dei laghetti anche se allora esisteva già la legge sulle distanze da rispettare dalle rive di fiumi e laghi. Tra cani e pecore, ruspe e trattori che gravitano attorno alle sponde, la riserva Preola, sin dalla sua istituzione ha davvero poco di integrale.

  


Negli anni, la situazione non sembra affatto migliorata se è vero, come è vero, che oltre alle summenzionate criticità, sono arrivate le specie animali alloctone, mentre i vigneti ad alberello sono stati trasformati tutti a spalliera ed anche a tendone in cui le motoseghe (tanto criticate dal WWF sulla carta stampata) operano a loro piacimento.


Tra il 2004 e il 2005, il buon Dio, lasciando che l’acqua scorresse dal cielo, ha rifornito l’acquifero che ha ridato vita sia al Preola che al Murana. L’acqua al Preola è arrivata addirittura a riconquistare la località Agnuni, facendo seccare nel breve tempo il famoso vigneto.



Nel 2005 è scaduto anche il primo mandato di gestione dell’area protetta e questa volta la Regione, attraverso Bando pubblico, ha concesso a tutte le Ass. ni ambientaliste riconosciute di potere partecipare al concorso per l’affidamento. Il mio progetto presentato in nome e per conto dell’Ass.ne ACLI Anni Verdi, come da articolo del GdS allegato, è risultato il prescelto per il nuovo mandato di gestione.


Subito dopo la divulgazione del GdS, ACLI Anni Verdi fu convocata in giudizio presso il Tribunale delle Acque di Palermo perché il Preola, invadendo il terreno, aveva fatto seccare il vigneto. Precipitatomi in Assessorato ho chiarito che, invece, si era trattato di un caso di inalveamento, visto che il lago, adeguatamente rifornito dalle piogge e dall’acquifero ricaricato, aveva riconquistato i suoi spazi originari che gli erano stati sottratti ed alterati negli anni della siccità. In Assessorato, il dirigente edotto, anzicchè accettare la mia testimonianza, ha preferito dirmi che avrebbero provveduto l’Assessorato medesimo e il vecchioaffidatario, dato che l’evento si era verificato nel corso della gestione precedente. Nel giorno dell’udienza, accompagnato dall’indimenticabile Piero Palermo, mi sono presentato comunque innanzi al Magistrato delle acque al quale sono riuscito ad accennare come erano andati realmente i fatti. La mia Associazione non si era però costituita e il Magistrato non poteva raccogliere le mie dichiarazioni anche perché, fino a quando ci sono stato io, non c’erano le parti in causa. Qualche giorno dopo sono stato convocato dal titolare del vigneto e delle ruspe nel suo ranch in cui allevava cavalli puro sangue, vitelli, maiali e cinghiali. Come si suol dire, amichevolmente mi ha lasciato intendere che aveva una trattativa con l’Assessorato e con il vecchio gestore per ottenere un risarcimento di 400milaeuro e che si era dovuto, comunque, rivolgere al Tribunale delle Acque perché era rimasto turbato dalla comunicazione del GdS, secondo la quale ci sarebbe stato il cambio di gestore. Mi ha fatto visitare l’allevamento e quando siamo giunti nelle grotte in cui teneva i cinghiali e i maiali, mi ha offerto di fare una società per l’allevamento e la commercializzazione di questi animali. Mi ha confidato, tra l’altro, che i cinghiali non se la passavano bene in quell’ambiente umido e scarso di luce e avevano sempre bisogno di cure. L’ho ringraziatoma, senza alcuna esitazione, non ho aderito alla sua proposta per tanti motivi tra i quali anche quello che aveva danneggiato il Preola e ora cercava pure chi lo risarcisse. Non mi sono, comunque, lasciato sfuggire l’occasione per chiedergli come mai anche nel suo vigneto del Preola ci fossero i cinghiali, di cui uno rilevato proprio qualche giorno prima dell’incontro. Si è dimostrato incredulo, ma ha continuato a confidarmi che alcuni esemplari li aveva donati a titolari di maneggi. In quello stesso periodo sia io che Piero Palermo abbiamo fatto rilevare le orme dei cinghialiad altri conoscitori della zona e non abbiamo perso tempo a comunicare la presenza del suide al competente all’Assessorato regionale.


Enzo Sciabica.

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