Fra pochi giorni, precisamente dieci, inizierà l’edizione 2019 del blue sea land, la seconda senza il suo fondatore Giovanni Tumbiolo.
In tutti questi anni il distretto della pesca ha avuto ruoli importanti nella interlocuzione tra gli enti preposti alla gestione normativa e finanziaria del settore della pesca in generale, quali la Regione Sicilia , il governo centrale, la EU e il comparto inteso come filiera che parte dalla cantieristica navale, passando dall'attività armatoriale,all'industria di trasformazione, e per finire al settore commerciale tout court.
Sono stati anni di intenso lavoro portato avanti con l’intento di sviluppare una progettualità di filiera, una strategia di sistema che doveva vedere i protagonisti volenterosi nell’ intraprendere, ragionare in termini di sviluppo e innovazione tecnologica (innovazione di prodotto e di processo), con sguardo attento allo studio e alla progressiva introduzione di elementi e procedure metodologiche nell’ambito della blue economy e della economia circolare.
Il primo a credere in tutto questo fu proprio Giovanni Tumbiolo, da molti considerato un innovatore visionario , da altri l'ennesimo Presidente dell'ennesima associazione che raccoglieva l'ennesimo malcontento di un parte importante del comparto pesca, da sempre dilaniato da liti, invidie, e individualismo esasperato.
Giovanni Tumbiolo ha dato la traccia ma non ha potuto completare il suo lavoro e ci piace pensare che la sua visione avrebbe potuto avere concreta realizzazione se solo ne avesse avuto il tempo.
Ricordiamo anche le intense attività diplomatiche con i paesi frontalieri riguardo al rilascio di pescherecci sequestrati perchè sconfinanti in acque interdette durante l’attività di pesca , o allo studio di JV con partners magrebini per lo sfruttamento sostenibile dei loro areali di pesca da sempre vietati agli italiani , iniziative quest’ultime purtroppo mai riuscite .
Il blue sea land, expo dei cluster del Mediterraneo dell’Africa e del Medioriente, fu probabilmente il parto meglio riuscito della gestione Tumbiolo .
Decine di delegazioni internazionali dei paesi del Maghreb e quelli dell'Africa sub- sahariana oltre a quelli Europei, ogni anno si riuniscono a Mazara del vallo per discutere le problematiche della pesca internazionale e le relative strategie per identificare una politica comune che contemperi le opposte esigenze di una attività economica che sia da un lato profittevole, ma che dall’ altro rispetti le esigenze altrettanto importanti relativi alla sostenibilità ambientale, sociale, culturale, ed economica ,direttrici e capisaldi quest’ultime della Blue Economy a cui il distretto si ispira.
Da due anni la gestione del distretto è passata sotto la direzione di un Imprenditore di Sciacca Dr. Carlino, che sin dal suo insediamento ha affermato che la sua gestione sarebbe stata in perfetta continuità di idee e progetti come quella precedente sotto la presidenza Tumbiolo .
Ad un occhio più attento alle questioni e ad una analisi attuale delle condizioni della filiera a Mazara del vallo , ma potremmo dire anche nelle restanti marinerie Siciliane (cantieristica, pesca, trasformazione , commercializzazione) si assiste sempre più ad un progressivo impoverimento del comparto e soprattutto non si intravedono politiche di sviluppo e rilancio che nel breve possano far ben sperare .
Parlando nello specifico di Mazara del Vallo ,si passa da un numero di quasi 350 natanti in attività all’epoca della costituzione del distretto, ossia nei primi anni del duemila ( il riferimento è solamente temporale), a soli 75 pescherecci di oggi, si passa da fatturati annui per centinaia di milioni di eur a scarsi 50 milioni odierni , da un decremento del livello occupazionale senza precedenti della storia della Marineria causato da una innumerevole chiusura di attività legate al comparto , dalla cantieristica praticamente annullata per mancanza di commesse e relegata solamente a riparazioni ordinarie, alla commercializzazione che sente irrimediabilmente della concorrenza del pesce di importazione ,e per finire ad aziende di pesca che hanno gioco forza dovuto demolire i propri natanti per pagare i debiti accumulati in negli ultimi 15 anni di attività .
In pratica un disastro totale !
Le domande che vorremmo porre al Presidente del Distretto della Pesca e crescita blu, da due anni responsabile del distretto, che ha avuto il coraggio di gestire in questa fase cosi delicata una associazione di imprese appartenenti ad un comparto semi-morente, sono le seguenti:
- quali sono state, o meglio quali sono le iniziative del distretto che vedono la politica coinvolta nel processo decisionale nel tentativo di superare lo status quo e proiettarsi verso l’auspicato cambiamento ?
-si è potuto verificare se i principi guida della blue economy a cui si ispira il distretto siano stati mai applicati e se si’ con quali risultati?
-realisticamente , quali vantaggi ha portato il distretto produttivo della pesca e crescita blu nell’ economia ittica e per essa ai propri associati in tutti questi anni, e soprattutto qual è l’idea di futuro se una ce ne è ?
-dalle relazioni con i paesi stranieri che ogni anno sono presenti a Mazara del Vallo durante l’expo negli incontri b2b , quali vantaggi concreti hanno avuto le aziende associate al distretto ?
A queste domande saremo ben lieti di ricevere delle risposte non fosse altro per capire se effettivamente il ruolo svolto da questo distretto abbia una funzione realmente propositiva , trainante e conducente (ma che lo stato dell’arte del comparto purtroppo non confermerebbe) e che i soldi spesi dalla Regione per il sostenimento in vita del distretto siano spesi utilmente .
Per il momento registriamo e proponiamo al lettore il sentire comune che il Blue Sea land , Expo dei cluster del Mediterraneo, dell’Africa e del Medioriente è una straordinaria vetrina internazionale per il comune di Mazara del vallo , ma relegata pur sempre ad una straordinaria sagra di paese, il che fa grave torto alla memoria del fondatore.
A.P.I Associazione Progetto Isola “ PRESENTE”.
