La dissonanza era uno degli elementi centrali della poetica di Pietro Consagra, l’equilibrio e l’armonia tra forme e linguaggi diversi. Ieri sera nel chiostro del Palazzo dei Gesuiti di Mazara del Vallo si sono riunite in una mirabile sintesi voci ed espressioni diverse nella composizione del quadro davvero complesso dell’arte di Consagra. Giuseppe Modica ha ricostruito il contesto storico e figurativo entro il quale è maturata la sua personalità di scultore. Paola Nicita ha
proposto una lettura trasversale delle sue opere, spiegandone le peculiarità innovative rispetto alle convenzioni dei canoni tradizionali. Giovanni Isgrò ha interpretato gli aspetti scenografici e spettacolari della progettualità dell’artista. Maurizio Tosco, che ha coordinato l’incontro, ha sottolineato la straordinaria idea della “frontalità” quale visione contemporaneanon solo del modo di fare arte ma anche di interpretare il ruolo dell’artista nella costruzione delle città.
Quattro contributi di studiosi diversi che hanno composto il ritratto di Consagra scultore, architetto, progettista, intellettuale a tutto tondo. Una bella serata assai partecipata che è valsa a ricordare l’artista, a rinnovarne l’eredità, a riscattarne la memoria. Ogni cittadino di Mazara – è stato detto – ha un debito nei confronti di Pietro Consagra. Non è stato capito, non è stato sostenuto, non è stato apprezzato. L’incontro non è servito in tutta evidenza a sciogliere questo debito, né a risarcire i torti subìti dall’artista, i riconoscimenti negati dalla sua città. Ma a distanza di cento anni dalla sua nascita e a quindici anni esatti dalla sua morte (Consagra è morto il 16 luglio 2005), il suo ricordo nella sua città è valso almeno per una sera a farlo ritornare in mezzo a noi, vivo e presente.
Comunicato stampa
